Nell’aula di un tribunale si è da poco consumato l’antico rito del processo che Anselmo sa interpretare così brillantemente nel suo ruolo di celebre avvocato all’apice del successo: è il giorno del suo compleanno, arriveranno i genitori, i fratelli e uno stuolo di amici e ammiratori della Roma bene.
Ma una crepa profonda si è insinuata nella sua vita apparentemente perfetta e, quando il chiasso della festa si è dileguato, si confida con l’amico Vittorio. Soltanto allontanandosi dal fragore del successo e immergendosi nel silenzio e nella tranquillità del piccolo borgo in cui Vittorio ha trascorso i giorni della sua infanzia, Anselmo potrà provare a ritrovarsi. Solo in disparte la sua anima potrà ri-conoscersi.
E in un “luogo” a lui estraneo eppure familiare e vero, sarà la madre che un altro ha perduto a ridargli il senso della vita, dono prezioso e fragile.
Un romanzo profondo ma leggero, come le carezze di una mamma che, nell’angoscia della malattia, ha scritto per il suo bambino lettere piene di vita e di amore.
Un potente affresco in cui si muovono personaggi ben delineati, si intrecciano storie personali, della famiglia e della comunità, seguendo il cammino interiore del protagonista, dall’angoscia allo stupore e alla speranza.
La via del ritorno può trovare modi e direzioni diverse. Forse non si va mai via.

